Venerdì 16 ottobre, un guasto ha rallentato i cieli italiani. Nella notte, ENAV ha riscontrato anomalie sulla rete internet aziendale riservata alla trasmissione dei dati radar di posizione degli aerei, delle frequenze radio con le quali si comunica con i piloti e delle linee telefoniche dedicate allo scambio di informazioni tra i controllori di volo. Dalle 6 sono scattate le regolazioni dei flussi, con la capacità ridotta al 50 e poi al 75 per cento grazie alla rete satellitare di riserva. Disagi, ritardi e cancellazioni per passeggeri e lavoratori degli scali. Nel pomeriggio la rete è tornata operativa.In questi casi, affinché sia garantita sempre la sicurezza dei voli, i controllori devono triplicare i loro sforzi poiché, venendo meno tutti gli ausili tecnologici, si deve operare con gli strumenti basici e con i metodi primari, certamente non adeguati alla quantità traffico di questo scorcio di millennio.La sicurezza è stata garantita dai controllori di volo e dai tecnici che per ore hanno gestito un’emergenza molto lunga e che ha richiesto l’adozione di procedure idonee, messe in atto per garantire comunque una certa quantità di traffico aereo.Dalle opposizioni è arrivata la richiesta che ENAV e il ministro riferiscano in Parlamento su cause, manutenzione e investimenti. Domande legittime che meritano risposte rapide.È accertato che non vi era nessuna attività malevola, le strumentazioni erano regolari e la sicurezza garantita. In verifica, le cause sono da attribuire al cedimento di una rete in fibra gestita da soggetti esterni, a partire da Tim per la manutenzione.Già l'8 ottobre, prima del guasto, avevamo chiesto una riflessione sul futuro di ENAV, a partire dal documento del Performance Review Board europeo che segnala una logica finanziaria scaricata sul personale operativo. Servono risposte su organico, investimenti, manutenzione e valorizzazione delle professionalità. E va valutata la quotazione in Borsa, caso unico al mondo per un'infrastruttura strategica del Paese.Il guasto non dimostra le cause, ma conferma che l'affidabilità del sistema è la domanda giusta. Le risposte sono dovute ai lavoratori e ai passeggeri, senza scaricabarile.



