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Martedì, Novembre 3, 2026

«Dopo la collisione di Urda, i primi riscontri tecnici indicano una catena di guasti e istruzioni senza barriere di protezione. FAST-Confsal, ALE e SEMAF chiedono prudenza sulle cause e un esame accurato dell'intera catena della sicurezza»

Un sistema di sicurezza si misura nel momento in cui qualcosa va storto, non quando tutto funziona.

Mercoledì 28 ottobre, alle 8:53, sulla linea ad alta velocità Madrid–Siviglia, all'ingresso della stazione di Urda, in provincia di Toledo, il treno Renfe AVE 2080 ha tamponato il treno Iryo 6076, fermo davanti al segnale d'ingresso. Secondo la prima nota dell'autorità spagnola d'indagine tecnica (AITAT), l'impatto è avvenuto tra 160 e 200 km/h. Il bilancio provvisorio è di 69 morti e oltre 200 feriti. Tra le vittime ci sono il macchinista dell'AVE, Antonio Acedo, e Daniel Cabañas, che era in cabina con lui per l'abilitazione sulla linea. Sono coinvolti anche nove connazionali: secondo la Farnesina due italiane, che per quanto ci è dato sapere, risultano disperse e una persona è ricoverata.

Secondo l'AITAT, alle 8:31 si è guastato il sistema di segnalamento e supervisione LZB. I treni hanno circolato in regime degradato e il Centro di regolazione e i macchinisti si sono scambiati istruzioni a voce. Per i tecnici, questa «catena di guasti, istruzioni e azioni» ha portato alla collisione «senza che fossero intervenute le barriere di mitigazione necessarie». L'indagine è all'inizio e tutte le ipotesi restano aperte.

«Parlare oggi di errore umano non chiude la questione, la apre», ha dichiarato Vincenzo Multari, vicepresidente ALE e Segretario Nazionale FAST-Confsal, il giorno stesso della tragedia. «Le tecnologie presentate come capaci di supplire all'uomo devono garantire protezione proprio quando l'uomo sbaglia o il sistema principale va in avaria. Se in quei momenti la sicurezza torna a dipendere da un singolo passaggio umano, il limite è del sistema e va riconosciuto».

Sulla stessa linea il SEMAF, il sindacato che rappresenta l'80% dei macchinisti spagnoli e con cui la FAST-Confsal condivide la guida di ALE. Il SEMAF chiede «prudenza» sulle cause e una «investigazione indipendente e rigorosa» e denuncia la diffusione degli audio riservati tra il centro di controllo e le cabine: a poche ore dall'incidente, si indicava già un collega come responsabile. «Vogliamo lavorare in sicurezza, senza paura», hanno detto i macchinisti. Il 29 ottobre il SEMAF ha confermato lo sciopero già proclamato in Renfe per la sicurezza ferroviaria e ha annunciato due nuove giornate, il 10 e il 12 novembre.

Insieme al cordoglio per le vittime e alla vicinanza ai feriti, FAST-Confsal rinnova la solidarietà ai colleghi del SEMAF. È lo stesso impegno che portiamo avanti in Italia, perché la sicurezza è ancora troppo spesso considerata un costo da contenere. Attenderemo con rispetto l'esito delle indagini ma chiediamo che si esamini l'intera catena della sicurezza, non soltanto il suo ultimo anello.

Senza sicurezza per chi lavora, non c'è sicurezza per chi viaggia.