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Martedì, Febbraio 25, 2025

C’era un percorso tracciato, un negoziato che, seppur tra mille difficoltà, aveva mantenuto un fronte unitario. Eppure, all’improvviso, il 20 febbraio scorso, tutto è cambiato. I sindacati confederali FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTrasporti hanno avviato inaspettatamente una procedura di raffreddamento, una mossa che ha stravolto il tavolo negoziale. Nulla faceva presagire una tale decisione, soprattutto perché, appena il giorno prima, l’amministratore delegato del Gruppo FS, Stefano Donnarumma, aveva dichiarato al TG1 che la vertenza contrattuale si sarebbe chiusa entro poche settimane. Se il dialogo era ancora in corso e tutti ritenevano necessario accelerare la chiusura del negoziato, adeguandolo alle esigenze dei lavoratori e rendendolo sostenibile per le imprese, perché allora rompere gli equilibri?Il tempo che trascorre rischia di penalizzare solo i lavoratori, ed è per questo che andavano concentrati tutti gli sforzi possibili verso una soluzione.Il risultato è stato immediato: il tavolo negoziale previsto per il 25 febbraio, nel quale si sarebbero dovuti affrontare i temi più caldi, come l’orario di lavoro e successivamente la retribuzione, si è trasformato in un incontro meramente tecnico, come previsto dalla legge 146/90 sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Non più un negoziato tra le parti ma un confronto regolamentato dalla normativa, con regole ben precise e obiettivi più limitati. Di fronte a questa improvvisa virata, anche FAST-Confsal, ORSA e UGL Ferrovieri hanno scelto di avviare le proprie procedure di raffreddamento, costringendo il Gruppo FS Italiane a rivedere la convocazione e a rimodulare il calendario degli incontri.La situazione ha preso una piega inaspettata. Se inizialmente la divisione sembrava involontaria, con il passare dei giorni il dubbio si è insinuato tra gli addetti ai lavori: il Gruppo FS ha realmente interesse a negoziare su più tavoli separati oppure sta semplicemente reagendo a pressioni esterne? La strategia del “divide et impera” ha una lunga storia nelle relazioni industriali, ma la domanda resta: chi ne trae beneficio in questa fase così delicata del rinnovo contrattuale?Quello che è certo è che la divisione del tavolo negoziale non giova ai lavoratori. Un confronto frammentato rischia di ridurre l’efficacia della trattativa, disperdendo le forze e rallentando il processo di negoziazione. FAST-Confsal, ORSA e UGL hanno più volte ribadito che un tavolo unitario rappresenta la via maestra per garantire un contratto che risponda davvero alle esigenze del personale ferroviario. Eppure, si trovano ora a dover negoziare in un contesto frammentato, con il rischio che le loro rivendicazioni finiscano per essere indebolite da questa nuova configurazione.Se il Gruppo FS ha deciso autonomamente di separare i tavoli o se lo ha fatto su sollecitazione di altri attori, resta un interrogativo aperto. Ciò che appare chiaro, però, è che questa divisione complica la trattativa, rendendola più lenta e meno incisiva. La storia insegna che frammentare i negoziati raramente porta a risultati migliori. Se l’obiettivo è davvero chiudere il rinnovo contrattuale entro poche settimane, allora sarebbe opportuno ricompattare il confronto e riportarlo nell’alveo di un dibattito costruttivo e unitario.