La riunione del 25 febbraio ha confermato la frattura nel tavolo negoziale per il rinnovo del CCNL, con un contrasto sempre più evidente tra due fronti opposti. Da un lato FAST-Confsal, ORSA e UGL Ferrovieri hanno ribadito con fermezza la volontà di difendere il diritto di sciopero, rifiutando qualsiasi compromesso che ne limiti l’esercizio. Dall’altro, Filt CGIL, FIT CISL e UILTrasporti hanno imposto un diktat chiaro: il tavolo unico può ricomporsi solo se viene ritirato lo sciopero contro le modifiche alla normativa imposte dalla Commissione di Garanzia. Una condizione irricevibile per chi ritiene che questa battaglia non sia una mera questione contrattuale, ma una difesa imprescindibile dei diritti dei lavoratori.L’incontro si è svolto già in una logica di separazione, con FAST-Confsal, ORSA e UGL Ferrovieri riuniti per discutere la loro posizione rispetto a un negoziato che rischia di impantanarsi proprio per le divisioni interne al sindacato. L’accusa è chiara: mentre da mesi si lotta per portare avanti il rinnovo contrattuale, Filt CGIL, FIT CISL e UILTrasporti hanno deciso di attivare procedure di raffreddamento in modo autonomo, spezzando ulteriormente il fronte e cercando di imporre la propria linea alle altre sigle. Se l’obiettivo è davvero chiudere il contratto, allora bisogna riconoscere che non si può negoziare senza un reale equilibrio di forze. Chi oggi chiede di abbandonare lo sciopero sta – di fatto – privando i lavoratori dell’unico strumento capace di riequilibrare il tavolo negoziale e lasciando piena libertà alle aziende di condurre la trattativa secondo i propri interessi.Sono trascorsi oltre sedici mesi dall’inizio delle trattative e ancora non si è arrivati a risultati concreti. Si continua a chiedere e a prendere tempo mentre si pretende che FAST-Confsal, ORSA e UGL Ferrovieri depongano le armi in nome di una trattativa che, senza pressione, rischia di rimanere bloccata all’infinito. Nel frattempo, le modifiche al diritto di sciopero introdotte dalla Commissione di Garanzia sono state accolte con sorprendente passività da CGIL, CISL e UIL, il che lascia intendere che per qualcuno il prezzo di un tavolo negoziale senza scossoni sia proprio la rinuncia alla mobilitazione.Il Tribunale di Roma, in seguito al ricorso d’urgenza presentato ex articolo 28 da UGL Ferrovieri, ORSA Ferrovie e FAST-Confsal contro l’aumento unilaterale dei treni garantiti disposto dal Gruppo FSI, ha stabilito che è venuta meno la materia del contendere, poiché nei giorni successivi all’incremento delle prestazioni indispensabili indicate da Trenitalia, la Commissione di Garanzia è intervenuta emanando un’indicazione poi recepita nella nuova regolamentazione provvisoria disposta dall’Autorità e impugnata al TAR da FAST-Confsal, ORSA e UGL Ferrovieri.Pur rispettando la sentenza, la riteniamo profondamente errata e presenteremo formale opposizione. Anche se il pronunciamento dovesse arrivare tra molto tempo, non possiamo permettere che la condotta della società resti impunita. Lo dobbiamo a tutti i ferrovieri del Gruppo FSI e all’intero sindacato, affinché venga ripristinato un principio fondamentale di rispetto delle Relazioni Industriali, dei lavoratori e del diritto di sciopero.Alla fine della riunione è stato comunque proposto un calendario di incontri, con una prima sessione fissata per il 6, il 7 e il 12 marzo. Ma il nodo centrale resta irrisolto. La trattativa è bloccata non per lo sciopero, ma per il tentativo di silenziare chi ancora lotta per difendere i diritti dei lavoratori.FAST-Confsal non arretrerà di un passo: il diritto di sciopero non è merce di scambio. Chi oggi sceglie di sacrificarlo per accelerare il rinnovo contrattuale dovrà assumersi la responsabilità di aver svenduto una delle ultime leve di pressione a disposizione dei lavoratori.