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Martedì, Dicembre 16, 2025

In Abruzzo la frattura tra costa e aree interne si è trasformata in una vera e propria emergenza del diritto alla mobilità quotidiana. I dati raccolti negli ultimi mesi delineano un quadro di collasso operativo del trasporto pubblico regionale, con il gestore TUA – Trasporto Unico Abruzzese incapace di garantire un servizio affidabile e capillare

Dal 1° gennaio 2025 TUA ha cancellato 181 corse ferroviarie regionali ed extra‑regionali. Tra le tratte colpite figurano collegamenti chiave come Pescara–Roma, inizialmente lanciata con enfasi istituzionale e l’asse Adriatico; in più casi la società ha rimpiazzato i convogli con autobus, affidati anche a operatori privati, senza una reale intermodalità né tempi certi di percorrenza. La linea Lanciano–L’Aquila è stata sospesa per oltre quattro mesi per “indisponibilità di materiale rotabile”, imponendo ai pendolari itinerari con tre cambi e tempi fino a 4h45 per soli 140 km.

Il problema non riguarda solo l’orario o il singolo treno: più della metà dei comuni abruzzesi (53,8%) ha difficoltà di accesso alle stazioni ferroviarie, con un quarto della popolazione interessata e un sostanziale isolamento dei centri montani. In questo contesto, la decisione di TUA di subaffidare servizi “a domanda debole” nelle aree interne rischia di svuotare il presidio pubblico dove è più necessario.

Alla crisi di servizio si somma quella finanziaria: i debiti di TUA verso fornitori hanno superato 37 milioni di euro al 31/12/2024, quasi raddoppiati in due anni. Contestualmente si registrano incarichi a legali e consulenti esterni, gare alle banche ripetute e una cronica carenza di liquidità. Sul versante operativo, i sindacati segnalano oltre un milione di chilometri “a vuoto” percorsi da mezzi obsoleti.

Mentre i servizi peggiorano, tariffe e abbonamenti aumentano in modo significativo: fino al 35% in pochi anni sul ferro, +20–30% sul TPL locale. La partecipazione agli scioperi ha toccato il 90%; i sindacati denunciano turni insostenibili, mancata trasformazione dei part‑time, esternalizzazioni che erodono qualità e tutele e una fuga di professionalità dalla società.

Il quadro dell’inefficienza si vede anche nei cantieri e nelle dotazioni territoriali: piazzali di manovra degradati (Teramo), terminal bus di Mosciano Stazione mai completato, biglietteria TUA alla stazione di Giulianova chiusa da mesi, autostazione di Piazzale San Francesco incompleta e con criticità di sicurezza.

La Regione Abruzzo è socio unico di TUA e ha l’obbligo di esercitare il controllo analogo tipico dell’inhouse. Eppure, di fronte a soppressioni, debiti, subaffidamenti, precarizzazione e cantieri fermi, l’azione istituzionale appare tardiva o assente, nonostante il coinvolgimento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti.

L’Abruzzo ha bisogno di un cambio di rotta immediato: riportare il trasporto pubblico alla sua funzione costituzionale, garantire il diritto alla mobilità, cucire i territori con servizi affidabili e sostenibili. FAST Confsal chiede un piano straordinario che rimetta al centro le persone e le aree interne.