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Martedì, Gennaio 27, 2026

Gli incontri con la politica dopo Bologna segnano un passaggio importante. Ora serve chiarezza: un solo protocollo, una sola regia, perché chi muove il Paese non può lavorare sotto attacco.

Gli incontri che si sono svolti nelle ultime settimane tra le organizzazioni sindacali del settore ferroviario e i principali gruppi parlamentari non sono stati un semplice rito di ascolto successivo a un fatto di cronaca. Sembra che l’omicidio del capotreno a Bologna abbia smosso il sentimento nazionale come uno spartiacque, riportando al centro del dibattito pubblico una verità che da tempo il mondo del lavoro denuncia: la sicurezza di chi opera nei trasporti non è un tema settoriale, ma una questione nazionale.

Il confronto con Fratelli d’Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle ha fatto emergere una disponibilità condivisa ad assumere questo tema come l’inizio di un percorso e non come una risposta emergenziale. Un dato positivo, che le organizzazioni sindacali hanno registrato unitariamente ma che ora chiama la politica a un passaggio ulteriore: trasformare gli impegni in scelte operative, con risorse, tempi certi e responsabilità chiare.

FAST Confsal ha portato in questi incontri una riflessione che va oltre la contingenza. La proliferazione di protocolli, uno per il settore ferroviario e uno per il trasporto pubblico locale, nati nel 2022 per affrontare lo stesso fenomeno, rischia di essere parte del problema. Non per mancanza di contenuti ma perché la frammentazione produce inerzia. Le aggressioni non distinguono tra comparti, contratti o perimetri amministrativi; continuare a farlo sul piano della governance significa trattare la sicurezza come materia di relazioni industriali, quando invece riguarda l’ordine pubblico e la tutela di chi garantisce ogni giorno la mobilità del Paese.

La critica non è formale, ma sostanziale. Chi lavora nelle stazioni, sui treni, negli appalti ferroviari, muove l’Italia reale. Esporlo a rischi crescenti senza una risposta unitaria significa indebolire il servizio pubblico nel suo complesso. Da qui la richiesta di un protocollo unico, capace di tenere insieme sicurezza sul lavoro e sicurezza pubblica, con il coinvolgimento attivo del Ministero dell’Interno e una regia istituzionale all’altezza della posta in gioco.

Questo approccio si lega a una visione più ampia sul futuro del sistema ferroviario nazionale, anch’essa al centro di un’iniziativa sindacale unitaria. Le indiscrezioni su riforme e frammentazioni industriali, come già accaduto in altri Paesi europei, alimentano incertezza e precarietà. Al contrario, il settore ha bisogno di investimenti stabili, di una governance integrata e di un ruolo pubblico forte, capace di garantire sicurezza, lavoro e qualità del servizio.

Gli incontri politici hanno aperto uno spazio. Ora la responsabilità passa al legislatore. Perché su questi temi non è in gioco solo l’organizzazione di un comparto, ma la credibilità dello Stato nei luoghi in cui ogni giorno si misura la sua presenza.