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Martedì, Gennaio 27, 2026

L’accordo sottoscritto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 21 gennaio scorso non è un atto burocratico in più, né una promessa rituale buona solo a guadagnare tempo. È, piuttosto, l’ammissione esplicita di una verità che nel Trasporto Pubblico Locale viene spesso aggirata: il rinnovo del contratto nazionale non può reggere se lo Stato non si assume fino in fondo la responsabilità di finanziarlo. Il CCNL Autoferrotranvieri era stato rinnovato a dicembre 2024, ma con una riserva delle associazioni datoriali legata alla copertura dei maggiori costi. A marzo 2025 il Governo aveva formalizzato un impegno preciso, indicando anche gli strumenti finanziari per sostenerlo. Poi, però, la legge di Bilancio ha ridotto quelle risorse, riaprendo una frattura che ha messo a rischio l’equilibrio dell’intero sistema. Il nuovo verbale nasce per questo: riaffermare che gli impegni presi vanno rispettati e che la copertura dei costi contrattuali deve essere integrale e stabile, fin dal primo anno.

Come FAST-Confsal leggiamo questo passaggio con realismo e senso di responsabilità. Non è una vittoria di parte ma un punto fermo e necessario. Il TPL italiano non è un mercato come gli altri: vive di contratti di servizio, tariffe amministrate e risorse pubbliche. Pensare che il costo del lavoro possa essere assorbito “dal mercato” è un’illusione che ciclicamente si scarica sui lavoratori. Quando mancano certezze finanziarie, il sistema entra in crisi e il lavoro diventa la variabile di aggiustamento. Per questo il contratto non può essere trattato come un problema da rinviare, ma come un pilastro da sostenere.

Dentro questo quadro c’è anche un tema molto concreto, che riguarda direttamente le lavoratrici e i lavoratori. Il rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri prevede infatti un percorso di incrementi economici articolato nel triennio, che trova il suo completamento nell’ultima tranche di aumento prevista ad agosto 2026, pari a circa 100 euro medi. Già a partire dal 1° gennaio 2026, tuttavia, il contratto riconosce un trattamento economico aggiuntivo legato all’articolo 3, il cosiddetto trattamento integrativo, che può arrivare a circa 40 euro mensili solo in presenza di specifici accordi aziendali. In assenza di tali accordi, il contratto prevede comunque il riconoscimento di 20 euro mensili, in alternativa a due giornate di permesso retribuito.

Si tratta di previsioni contrattuali già definite, che non possono essere svuotate nei fatti dalle incertezze finanziarie o dai ritardi applicativi. Come FAST-Confsal riteniamo che quanto previsto dal contratto vada pienamente riconosciuto, tenendo conto che, a oggi, sono pochissime le aziende che hanno effettivamente sottoscritto accordi applicativi dell’articolo 3. Proprio per questo le nostre sedi restano a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori che intendano verificare e tutelare i propri diritti, senza attendere che le difficoltà del sistema o le dispute ancora aperte finiscano per scaricarsi, ancora una volta, sul salario e sulle condizioni di lavoro.