Dalla sicurezza ferroviaria ai contratti piegati in periferia: mentre qualcuno sperimenta sulla pelle dei lavoratori, il Congresso FAST-Confsal apre una fase nuova, più moderna, più forte, più competitiva.
C’è un filo sottile che lega l’agente solo nei treni merci e materiali vuoti passeggeri con l’accordo lombardo in Elior: è l’idea che si possa arretrare un poco oggi, promettendo di controllare domani. Un macchinista lasciato solo in cabina, affidato a procedure e dossier che dovranno dimostrare sul campo di essere più della carta su cui sono scritti; turni che si allungano, contratti che si interpretano con sospetta elasticità, tutele che diventano negoziabili. Tutto viene presentato come innovazione, come necessità organizzativa, come pragmatismo. Ma quando sicurezza e contratto iniziano a essere trattati come variabili di bilancio, non siamo davanti al progresso: siamo davanti a uno slittamento.
Non serve gridare allo scandalo, perché gli articoli parlano chiaro. Serve invece comprendere il tempo che stiamo attraversando. È un tempo in cui il sistema dei trasporti cambia velocemente, in cui le imprese cercano flessibilità strutturale e il sindacato rischia di essere chiamato solo a ratificare. È qui che si misura la differenza tra un’organizzazione che si limita ad accompagnare e una che decide di guidare.
Il Congresso FAST-Confsal che si è aperto ieri 16 febbraio, non è un passaggio formale. È l’inizio di una fase che si chiuderà a giugno con una Federazione riorganizzata, più moderna, più forte, più competitiva. Non è un maquillage statutario ma una scelta strategica. Perché se il mondo cambia, anche il sindacato deve cambiare struttura, linguaggio, strumenti, senza perdere identità.
Riorganizzare significa rafforzare i territori, integrare competenze, rendere più rapida la capacità decisionale, investire sulla formazione dei quadri, costruire una presenza capillare nei luoghi di lavoro. Significa superare frammentazioni, parlare con una voce chiara, rendere la FAST-Confsal un interlocutore autorevole non per abitudine, ma per qualità delle proposte. Significa essere competitivi non contro qualcuno ma per i lavoratori che rappresentiamo.
In un’epoca in cui si sperimenta l’agente solo e si firmano accordi che sfidano il contratto nazionale, la risposta non può essere la nostalgia di un passato più semplice. Deve essere un salto di qualità. Dobbiamo dimostrare che sicurezza e innovazione possono convivere solo se governate con rigore, che efficienza e diritti non sono nemici, che la modernità non è sinonimo di compressione del lavoro.
Il Congresso sarà il luogo della verità. Lì diremo che non intendiamo essere un sindacato adattivo, ma propositivo. Che non firmeremo ciò che indebolisce il contratto. Che non accetteremo modelli organizzativi che trasferiscono rischi senza garanzie. Ma diremo anche che vogliamo essere protagonisti delle trasformazioni portando competenza, visione, progettualità.
Una FAST-Confsal riorganizzata non è solo più efficiente: è più credibile. E la credibilità, nel tempo delle scorciatoie, è la forma più alta di forza.






