Investimenti fino al 2035 e riorganizzazioni officina per officina. Ma dietro i numeri restano interrogativi su occupazione, reticolo e ruolo del sindacato
Un miliardo e settecento milioni di euro da qui al 2035 fanno effetto, certo. Ma l’effetto ottico non sempre coincide con la sostanza industriale. Nell’incontro dell’11 febbraio sulla manutenzione rotabili di Trenitalia, l’Azienda ha snocciolato cifre, proiezioni, programmi 2026-2028 e una riorganizzazione “mirata” dei turni, officina per officina, nel nome del recupero di produttività. Traduzione: meno manutenzione sui nuovi treni in full service, dismissione di materiale obsoleto, necessità di ripensare l’assetto attuale.
Fin qui, la narrazione aziendale. Poi però si scende dal power point alla realtà dei reparti. Perché quando si parla di sinergie tra impianti – Martesana e Greco, San Lorenzo e Prenestina – il confine tra integrazione e svuotamento può diventare sottile. E noi lo abbiamo detto con chiarezza: nessuna chiusura mascherata, nessuna riduzione del reticolo manutentivo, nessuna dispersione di professionalità costruite in decenni di lavoro. Non è nostalgia, è visione industriale.
L’Azienda sostiene di voler “stabilizzare” l’attività interna, compensando la perdita di produzione con internalizzazioni e riduzione dei tempi di attraversamento, prevedendo ingressi mirati di personale. Bene. Ma stabilizzare non può significare comprimere. E soprattutto il confronto sui fabbisogni non può ridursi a una sommatoria di percentuali: servono dati officina per officina, organici attuali e futuri, ore interne ed esterne, investimenti dettagliati. Il resto è aritmetica, non politica industriale.
Si è parlato anche di valorizzazione professionale, di una control room diagnostica sperimentale, di una linea qualità manutenzione. Segnali interessanti, se accompagnati da un vero riconoscimento delle competenze e da carichi di lavoro sostenibili. Perché il know how non si proclama: si tutela, si paga, si organizza.
Il punto, in fondo, è tutto qui. Non accettiamo di essere convocati per assistere a decisioni già prese. Non siamo comparse in un film scritto altrove. Se la manutenzione rotabili è strategica – come si ripete – allora merita una trattativa nazionale vera, capace di incidere sulle scelte e di governarne le ricadute sui territori.
Il confronto è aggiornato. Le risposte, per ora, anche. Ma una cosa è certa: i miliardi fanno notizia, le garanzie fanno futuro. E su quelle, il sindacato non farà sconti.





