Piano Industriale 2026–2030, 220 milioni l’anno di investimenti e 590 nuove assunzioni: FS Technology scopre il cloud, l’IA e perfino i territori. Bene così. Ma ora servono tempi certi e organizzazione all’altezza.
C’è un momento, nelle grandi organizzazioni, in cui le parole devono cominciare a somigliare ai fatti. L’incontro del 12 febbraio sul Piano Industriale 2026–2030 di FS Technology sembra collocarsi proprio su quella linea sottile: quella in cui l’innovazione non è più un convegno ben riuscito ma un investimento concreto. E qui gli investimenti non sono un dettaglio: circa 220 milioni di euro l’anno. Non esattamente spiccioli trovati tra i cuscini del divano.
L’Amministratore Delegato ha illustrato un impianto ambizioso: rinnovamento profondo dei programmi e degli applicativi a servizio del Gruppo FSI, rafforzamento delle competenze interne, focus deciso sull’intelligenza artificiale e – finalmente – l’idea di riportare “a casa” i dati attraverso la creazione di un cloud interno. In un’epoca in cui i dati valgono più dei binari, non è una scelta tecnica ma strategica. E sorprende quasi che si sia dovuto attendere tanto per affermarlo con chiarezza.
Non meno significativa è l’attenzione a questioni più terra-terra, ma non per questo meno cruciali: un nuovo applicativo per la prenotazione alberghiera e il rafforzamento del presidio dei territori. Perché l’innovazione è affascinante ma se poi un lavoratore impiega più tempo a prenotare una stanza che a progettare un sistema, qualche riflessione s’impone. È positivo che temi segnalati con insistenza dal sindacato entrino finalmente in agenda.
I numeri del personale raccontano una crescita: 590 unità complessive nel 2025, di cui 474 su Roma e 126 nei territori. Un segnale incoraggiante, specie per le sedi periferiche troppo spesso sacrificate sull’altare della centralizzazione. Anche la formazione registra una media di sei giorni pro capite, sicurezza compresa. Bene. Ma la quantità non basta: serve qualità, continuità e coerenza con gli obiettivi dichiarati.
Come FAST-Confsal abbiamo espresso una valutazione positiva del Piano, pur con la prudenza che l’esperienza impone, riconoscendone il respiro tecnologico e la capacità di recepire sollecitazioni sindacali. Ma non siamo tra quelli che si entusiasmano per definizione: i piani industriali si giudicano nel tempo, non nella presentazione. Le criticità segnalate da alcune società clienti sui tempi di consegna dei progetti restano un nodo da sciogliere. Il mercato ICT è competitivo, certo. Ma la credibilità si misura sulle scadenze rispettate, non sulle intenzioni dichiarate.
Abbiamo inoltre chiesto un approfondimento sull’evoluzione dell’organizzazione del lavoro e sullo sviluppo della Control Room, ancora in fase sperimentale. Perché non basta innovare i sistemi se si lascia in sospeso il modello organizzativo che dovrebbe governarli. L’innovazione senza governo rischia di essere solo un aggiornamento di versione con qualche bug di troppo.
Le Parti hanno concordato di aggiornare il confronto ad aprile 2026. Ed è lì che si misurerà la distanza tra ambizione e realizzazione. È un passaggio importante. Perché questo Piano può rappresentare una svolta per FS Technology, a patto che resti ancorato a tre pilastri: centralità del lavoro, presidio dei territori, affidabilità delle soluzioni. Il futuro è adesso, sì. Ma il futuro, nel nostro mestiere, deve funzionare al primo clic.





