Dal Congresso di Chianciano prende forma la nuova Federazione unitaria
Margiotta: “La Confsal cresce se crescono le sue Federazioni”
A Chianciano Terme il Congresso della FAST-Confsal, che si è tenuto nei giorni 16 – 17 e 18 febbraio scorsi, non è stato una ritualità organizzativa ma l’apertura di una fase costituente.
Nella relazione introduttiva, Pietro Serbassi ha evitato ogni tono celebrativo e ha posto subito il tema centrale: il lavoro nei trasporti e nei servizi sta cambiando più velocemente delle strutture che dovrebbero rappresentarlo. E un sindacato che si limita a difendere l’esistente, finisce per diventare marginale.
Il quadro delineato è quello di un settore strategico per il Paese ma trattato come un costo da comprimere. Appalti al massimo ribasso, frammentazione delle responsabilità, precarizzazione sistemica e aumento delle aggressioni a chi opera in prima linea sono segnali di una tensione che non può essere archiviata come emergenziale. Da qui la proposta di un Osservatorio nazionale unico sulle aggressioni: senza dati omogenei, ha spiegato Serbassi, non si costruiscono politiche di prevenzione ma si rincorrono episodi.
Il passaggio più rilevante riguarda però l’identità stessa della FAST. Il Congresso segna la chiusura della fase del coordinamento tra sindacati di mestiere e l’avvio della trasformazione in Federazione unitaria dei trasporti e dei servizi. Non una sommatoria di sigle ma un soggetto capace di tenere insieme specializzazione professionale e coesione organizzativa. La radice storica – dal sindacato dei macchinisti del 1952 – non è rinnegata ma reinterpretata in chiave più ampia: riconoscere le differenze di responsabilità e competenze senza disperdere la solidarietà.
La fase congressuale che condurrà a giugno al Congresso nazionale conclusivo è stata descritta come un cantiere operativo: statuto e regolamenti saranno strumenti verificabili, non testi sacralizzati. L’obiettivo è una struttura autorevole verso l’esterno e responsabile verso l’interno, capace di decisione senza scivolare nel centralismo.
A dare profondità al quadro è intervenuto il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, che ha collocato la trasformazione della FAST dentro una visione confederale più ampia. “La Confsal cresce se crescono le sue Federazioni”, ha affermato, ribaltando la logica gerarchica tradizionale. Non una Confederazione che assorbe, ma una struttura che valorizza l’unitarietà e insieme la specificità. Unitarietà, ha precisato, non significa unanimismo; significa sintesi, ascolto, autorevolezza senza autoritarismo.
Margiotta ha rivendicato anche la qualità della contrattazione Confsal, respingendo l’idea che i contratti non firmati dalle confederazioni storiche siano per definizione “pirata”. Al contrario, ha citato esempi di contratti “ultraequivalenti”, con miglioramenti economici concreti, dal riconoscimento del preposto con indennità e copertura assicurativa, fino a meccanismi di valorizzazione dell’anzianità e delle competenze. Una linea che punta a coniugare sostenibilità per le imprese e tutela reale per i lavoratori.
In questa cornice si colloca anche il recente contratto sottoscritto con Conflavoro nel settore della logistica e dei servizi privati, indicato come esempio di relazioni industriali costruite con associazioni indipendenti e orientate al recupero del potere d’acquisto. Il riferimento ai nove euro lordi non come traguardo ma come soglia minima di sostenibilità sintetizza una posizione: il salario dignitoso si costruisce nella contrattazione, non si delega a una norma simbolica.
Chianciano, dunque, non è stata soltanto una tappa congressuale. È il punto di avvio di una riorganizzazione che mira a dare al sindacalismo autonomo una forma più matura e coerente con le trasformazioni in atto. Se la sfida sarà vinta, lo si vedrà a giugno. Ma il messaggio politico è già chiaro: la rappresentanza non si conserva, si riorganizza.






