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Martedì, Marzo 3, 2026

Nel confronto con RFI sulla Circolazione emerge una verità scomoda: senza assunzioni, regole chiare e valorizzazione economica, ogni riorganizzazione rischia di trasformarsi nell’ennesimo sacrificio chiesto a chi già regge il sistemaC’è una parola che ritorna, elegante e seducente: trasversalità. Suona moderna, dinamica, quasi progressista. Ma le parole, quando non sono sorrette dai fatti, diventano maschere. E noi non abbiamo bisogno di maschere, abbiamo bisogno di verità.Nel confronto del 25 febbraio con la Direzione Circolazione e Orario di RFI è emersa una fotografia chiara: un vuoto generazionale figlio di anni senza turnover, un aumento delle assenze che pesa sulle Sale operative, carichi di lavoro sempre più complessi e un sistema che regge grazie alla responsabilità quotidiana delle lavoratrici e dei lavoratori. Questa è la realtà. E la realtà non si governa con le formule lessicali.Si parla di trasversalità come leva di crescita professionale. Bene. Ma diciamolo con franchezza: la trasversalità, quando comporta l’estensione delle competenze, l’assunzione di maggiori responsabilità, la gestione di attività diversificate e complesse ha un nome più antico e più concreto: polifunzionalità. E la polifunzionalità, in ogni settore produttivo serio, non è gratuita. Si paga.Non può esistere efficientamento senza valorizzazione economica. Non può esistere modernizzazione se il prezzo lo paga sempre chi è in turno, chi gestisce l’anormalità, chi tiene insieme sicurezza, regolarità e informazione in condizioni operative spesso difficili. Se l’azienda chiede più competenze, più flessibilità, più disponibilità deve riconoscere più salario professionale. È un principio elementare di equità, prima ancora che sindacale.Siamo pronti a discutere di nuovi modelli organizzativi. Siamo pronti a confrontarci su parametri oggettivi di “pesatura” delle Sale, purché siano davvero equi e condivisi. Ma la trasversalità non può diventare uno strumento per comprimere organici o esasperare la flessibilità. Deve essere un’opportunità, non un escamotage.E c’è un punto che non può essere rinviato: esistono categorie, tra cui quella della Circolazione, che per il livello di responsabilità, complessità e polifunzionalità raggiunto meritano, a tempo debito, una revisione del valore del salario professionale. Non è una rivendicazione ideologica ma una presa d’atto della trasformazione del lavoro. Se cambiano le funzioni, deve cambiare anche il riconoscimento economico.Le 120 assunzioni annunciate prima dell’estate sono un segnale, ma non bastano se non inserite in un piano strutturale e se non accompagnate da investimenti sulle condizioni di lavoro, dalla logistica delle Sale alla qualità degli ambienti. L’attrattività non si proclama, si costruisce.Noi continueremo il confronto con determinazione. Perché dietro ogni parola organizzativa ci sono persone. E le persone non sono variabili di bilancio. Sono la spina dorsale del sistema ferroviario. E meritano rispetto, regole chiare e salario adeguato alla responsabilità che ogni giorno si assumono.