Jump to Navigation
Share
Martedì, Aprile 7, 2026

Formazione, nuove figure e assunzioni annunciate, ma il confronto del 24 marzo lascia aperte questioni cruciali su organici, sicurezza e condizioni di lavoro

C’è un tratto che accomuna molte delle vertenze ferroviarie di questa fase: la sensazione di trovarsi davanti a un sistema in movimento ma non ancora governato fino in fondo. Il confronto del 24 marzo tra RFI e le Organizzazioni Sindacali sulla Direzione Circolazione e Orario si inserisce esattamente in questo solco, restituendo un quadro fatto di avanzamenti dichiarati e criticità che restano sul tavolo.

L’azienda ha messo in fila numeri e programmi, a partire dal piano formativo che dovrebbe portare entro maggio 2026 all’abilitazione di 136 neoassunti, con ulteriori ingressi già programmati e percorsi specifici in ambito GC5. A questo si aggiunge un modello organizzativo nuovo, centrato sulla formazione continua e su una cosiddetta “trasversalità” delle competenze, con l’introduzione di figure come il Trainer, il Supporto alla Formazione e il Supporto all’Esercizio. Una riorganizzazione che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere più attrattivo il lavoro in Sala e migliorare l’efficienza operativa.

Ma è proprio qui che emergono le prime crepe. Perché, se da un lato si annunciano circa 200 assunzioni tra giugno e luglio, integrate da un ulteriore fabbisogno di circa settanta unità, dall’altro resta evidente la distanza tra fabbisogni reali e risposte previste, soprattutto alla luce di un’ondata di pensionamenti che rischia di svuotare ulteriormente gli organici. Il rischio, già oggi percepibile in diversi territori, è quello di un sistema che continua a reggersi su equilibri precari.

Il sindacato ha riportato il confronto su un terreno di concretezza: prima di ogni innovazione organizzativa serve chiarezza sugli assetti, sul numero delle risorse e sulla copertura delle scorte. Perché senza questi elementi, anche i modelli più avanzati rischiano di tradursi in maggiore pressione sul personale, con effetti diretti sulla qualità del lavoro e, soprattutto, sulla sicurezza dell’esercizio.

Non meno rilevanti le perplessità espresse rispetto alla polivalenza spinta e all’utilizzo del personale su più postazioni. Un tema che non è soltanto organizzativo ma investe la natura stessa della professionalità dei regolatori della circolazione, una professionalità ad alta specializzazione che non può essere diluita senza conseguenze. In gioco non c’è solo l’efficienza, ma la tenuta complessiva del sistema.

Sul fondo resta poi la questione, mai davvero risolta, delle condizioni di lavoro: carichi non omogenei, pause non sempre garantite, criticità logistiche e ambientali che incidono sul benessere delle lavoratrici e dei lavoratori. E ancora, il nodo del riconoscimento economico e della possibilità di accesso a istituti come il part-time, elementi ormai non più rinviabili.

Il prossimo appuntamento del 21 aprile sarà, in questo senso, un banco di prova. Perché il tempo delle enunciazioni sembra esaurito. Serve, come è stato chiaramente detto, un cambio di passo netto. Non per alimentare aspettative ma per dare finalmente risposte concrete, misurabili, non più differibili.