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Martedì, Aprile 28, 2026

Alla Commissione Trasporti della Camera, il 28 aprile, FAST-Confsal ha portato il suo affondo sul Documento strategico pluriennale della mobilità ferroviaria: non solo binari e cantieri ma lavoro dimenticato, fragilità idrogeologica e il grande non detto del dopo-PNRR. Valeria Mascoli e Maria Brunetti hanno messo sul tavolo una memoria rigorosa e una richiesta politica precisa: aprire una sede permanente di monitoraggio, prima che la strategia resti sulla carta.

Il passaggio alla Camera ha avuto un merito: ha riportato il DSPM fuori dalla neutralità del linguaggio tecnico e dentro il terreno delle scelte politiche. Perché il punto, al netto di acronimi e tabelle, è semplice. Il piano disegna una ferrovia più moderna, più digitale, più integrata nei corridoi europei ma lascia ancora aperte le domande decisive: chi reggerà il peso della trasformazione, quanto è solida la rete davanti alla fragilità del territorio e con quali risorse si completeranno le opere quando si chiuderà la stagione del PNRR.

FAST-Confsal ha scelto di colpire lì. Il primo nodo è il lavoro. Nel DSPM si parla di manutenzione, resilienza, ERTMS, capacità, ultimo miglio, standard europei. Si parla troppo poco delle persone che dovrebbero rendere tutto questo possibile. La memoria richiama la carenza strutturale di macchinisti, la difficoltà di reperire operai specializzati e l’assenza di un quadro vincolante su organici, competenze, formazione, sicurezza e trasparenza negli appalti e soprattutto nei subappalti. In sostanza: si programma la rete ma non si programma davvero il lavoro che la deve sostenere.

Il secondo nodo riguarda il territorio. Il documento richiama la resilienza climatica, ma non affronta con sufficiente concretezza la vulnerabilità idrogeologica della rete. Eppure frane, allagamenti, esondazioni e dissesti non sono un incidente del percorso: sono ormai parte del quadro. Per questo, FAST-Confsal ha chiesto un piano nazionale dedicato, con mappatura dei tratti più esposti, monitoraggio permanente e priorità di finanziamento per la messa in sicurezza.

Il terzo nodo è il più politico: il dopo-PNRR. La memoria sindacale mette in fila gli avanzamenti disomogenei delle opere ferroviarie e pone una domanda che il DSPM non chiarisce fino in fondo: con quali fondi, con quali strumenti e con quali priorità si completerà ciò che oggi viene celebrato come svolta strategica? Da qui la proposta finale: una commissione permanente di monitoraggio tra istituzioni e parti sociali. Perché una strategia, per essere credibile, deve accettare il controllo della realtà.