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Martedì, Maggio 5, 2026

A Napoli, per il nono anno, la Confsal ha scelto Piazza del Plebiscito per parlare di lavoro senza liturgie: dignità, sicurezza, rappresentanza vera e futuro dei trasporti

C’è un Primo Maggio che sfila, canta, celebra. E poi c’è un Primo Maggio che guarda in faccia il lavoro. Quello vero. Quello che comincia all’alba, attraversa turni, binari, stazioni, appalti, officine, porti, aeroporti, strade, sale operative. A Napoli, in Piazza del Plebiscito, la Confsal ha scelto per il nono anno di stare lì: non in una piazza rituale ma in una piazza alternativa. Una piazza collegata con le regioni d’Italia, capace di dire che il sindacato non è una fotografia del passato, ma una responsabilità del presente.

Il tema era “Lavoro è futuro”. Una formula semplice, quasi severa. Perché il futuro non è una parola innocente: può essere promessa o minaccia. Dipende da chi lo governa. Dipende se la transizione digitale, le gare, le liberalizzazioni, gli appalti e le nuove tecnologie sono usati per migliorare la vita di chi lavora oppure per ridurre il lavoro a un costo.

Dal palco, la FAST-Confsal ha portato la voce dei trasporti. Una voce asciutta: non esiste mobilità moderna senza lavoro dignitoso. Dietro ogni treno che parte, ogni autobus che arriva, ogni nave che attracca, ogni aereo che decolla c’è una persona. E quella persona non può essere l’ultima riga di un piano industriale.

In giorni in cui si discute di rappresentatività e contratti pirata, da Napoli è arrivato un messaggio chiaro: qui di pirati non ce ne sono. Ci sono lavoratori, delegati, sindacalisti con passione, competenza e senso del dovere. La rappresentanza non si proclama: si misura nei luoghi di lavoro, nella qualità dei contratti, nella capacità di tutelare anche chi sta negli appalti e spesso resta invisibile.

E poi il nodo delle liberalizzazioni. Non una bestemmia, certo. Ma nemmeno una religione. L’esperienza del trasporto ferroviario merci insegna che aprire un mercato non basta. Se non porta benefici agli utenti, se non sposta traffico dalla gomma al ferro, se produce dumping salariale, allora non è progresso. È ideologia travestita da modernità.

Per questo sulle gare Intercity la domanda resta politica prima ancora che tecnica: quale servizio pubblico vogliamo? Uno spezzettato in lotti, o uno capace di garantire continuità, lavoro, sicurezza e diritto alla mobilità?

Il Primo Maggio della Confsal a Napoli ha detto questo, senza nostalgia: il lavoro cambia, ma la dignità non può cambiare al ribasso. E il sindacato serve proprio a questo: non a fermare il futuro ma a impedire che il futuro passi sopra le persone.