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Martedì, Maggio 12, 2026

La vicenda Tirrenia non può essere letta come una semplice operazione interna a una società privata. Quando una compagnia storicamente legata ai collegamenti marittimi della Sardegna avvia una profonda riorganizzazione, dopo anni di progressivo ridimensionamento, il tema riguarda inevitabilmente lavoro, continuità territoriale e diritto alla mobilità.

La procedura è stata portata all’attenzione del tavolo sindacale attraverso una comunicazione inizialmente riservata. Il quadro che emerge è quello di una compagnia fortemente ridotta rispetto al passato, con attività operative e commerciali progressivamente trasferite o accentrate e una struttura amministrativa destinata a essere profondamente colpita.

Dietro ogni collegamento marittimo non ci sono solo le navi che partono. Ci sono competenze, programmazione, assistenza, rapporti con il territorio e professionalità costruite negli anni. Se queste funzioni vengono svuotate, il problema non resta chiuso dentro gli uffici: prima s'indebolisce la struttura, poi il presidio, infine il servizio.

Per la Sardegna la mobilità non è una variabile commerciale. Significa merci, lavoro, studio, sanità, famiglie, imprese e continuità sociale. Per questo servono risposte chiare: tutela dei lavoratori, garanzie sui collegamenti, clausole sociali effettive, tariffe sostenibili e controllo pubblico reale sulle rotte essenziali.

La continuità territoriale non è un favore del mercato: è una condizione minima di cittadinanza. E i lavoratori non possono essere la prima voce da tagliare quando una riorganizzazione viene presentata come inevitabile.