Nel sistema della prevenzione aziendale il preposto svolge un ruolo decisivo: vigila sul rispetto delle procedure e collega le regole scritte alla realtà concreta dei luoghi di lavoro.
Le più recenti pronunce della Cassazione confermano che la sicurezza non si realizza solo con documenti e procedure, ma richiede un controllo costante sulla loro effettiva applicazione. In questo quadro assume rilievo il rapporto tra preposto e DUVRI, il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze.
Il DUVRI è indispensabile quando più imprese operano nello stesso contesto: individua i rischi da interferenza e prevede misure di coordinamento e prevenzione. Tuttavia, la sua elaborazione non basta se le misure non vengono attuate e monitorate.
Qui emerge il ruolo del preposto: non gli compete progettare le misure di prevenzione, ma garantire l'attuazione delle direttive ricevute e vigilare sul rispetto delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza.
Una sentenza del 2026 offre uno spunto significativo. In un cantiere navale, dove operavano più imprese, un operaio precipitava attraverso un'apertura su un ponteggio. Il rischio era già previsto nel DUVRI, che imponeva misure per impedire la caduta e vietava di occultare le aperture con teli o materiali non visibili.
Durante lavori di verniciatura, però, un telo in nylon era stato collocato lungo il ponteggio, rendendo invisibile l'apertura. Secondo la Corte, il preposto dell'impresa coinvolta, pur non essendo responsabile della verifica tecnica del ponteggio, avrebbe dovuto segnalare tempestivamente il pericolo e adottare le iniziative informative necessarie.
La decisione chiarisce che gli obblighi di vigilanza e segnalazione non sono limitati ai dipendenti dell'azienda del preposto: nei contesti interferenziali, la tutela si estende a tutti i lavoratori coinvolti, indipendentemente dal datore di lavoro.
È un orientamento coerente con la moderna interpretazione dell'interferenza, che riguarda la coesistenza di organizzazioni, spazi, processi e attività operative. In questi casi la comunicazione tempestiva dei pericoli diventa essa stessa misura di prevenzione.
Un ulteriore insegnamento riguarda i permessi di lavoro in un grande stabilimento industriale, dove un infortunio mortale durante attività di manutenzione ha evidenziato procedure formalmente corrette, ma sostanzialmente inadeguate.
Il sistema dei permessi consentiva infatti una sovrapposizione tra chi doveva attuare le misure di sicurezza e chi doveva verificarle: il controllore rischiava di coincidere con il controllato, svuotando il sistema di verifica.
La Cassazione ha ricordato che datore di lavoro e dirigenti devono prevenire anche le prassi distorte, cioè comportamenti non previsti ma consolidati nel tempo. Una procedura ambigua o interpretabile può diventare un fattore di rischio grave quanto una carenza tecnica.
Le sentenze richiamate mostrano che la sicurezza non dipende solo dalla qualità dei documenti, ma dalla capacità delle persone di riconoscere i pericoli, comunicarli e intervenire prima che diventino eventi lesivi.
In questo scenario il preposto è centrale: la sua presenza sul campo consente di cogliere anomalie e rischi che non emergono dalla sola documentazione. Segnalare un pericolo o interrompere un'attività non sicura significa contribuire concretamente alla tutela della vita e dell'incolumità delle persone.
Il ruolo del preposto, quindi, non è meramente formale: richiede attenzione, competenza e capacità di osservazione. Spesso la differenza tra un rischio gestito e una tragedia annunciata passa da una segnalazione effettuata al momento giusto.






