AdR sceglie I propri interlocutori sindacali e si stupisce se i lavoratori scioperano al 75%.
Un tavolo si costruisce col confronto, non con la selezione. Lo insegna anche l’accordo appena firmato con ITA Airways.
Il 5 luglio, a Fiumicino e Ciampino, tre lavoratori su quattro hanno incrociato le braccia. Non è un dato che si possa liquidare come rumore di fondo: è la fotografia di un disagio arrivato al punto di rottura tra gli addetti ai controlli di sicurezza di Aeroporti di Roma Security, uomini e donne che ogni giorno reggono sulle spalle la responsabilità più delicata di uno scalo: la sicurezza di chi vola. Turni sempre più gravosi, un carico di lavoro che cresce senza che cresca il tempo per sostenerlo con la lucidità che quel compito richiede: chi grida “basta” in queste condizioni non lo fa per protagonismo ma perché non ha altra strada per farsi ascoltare.
E qui arriva il punto che ci interessa dire con chiarezza, senza timidezze ma senza nemmeno un grammo di gratuità: quando un’organizzazione sindacale che rappresenta la maggioranza dei lavoratori chiede un confronto e non lo ottiene, non siamo più di fronte a una legittima dialettica industriale, ma a una scelta. AdR continua a selezionare i propri interlocutori sindacali. È una linea che la Corte Costituzionale, appena lo scorso ottobre, ha già indicato come insostenibile. Non spetta all’impresa decidere chi ha titolo a rappresentare i lavoratori. Lo dice la Costituzione, all’articolo 39, prima ancora che lo dica la Consulta. E lo conferma un principio che nessun manuale di relazioni industriali può cancellare: la buona fede negoziale non è un optional da concedere a discrezione, è la condizione minima perché un confronto si possa chiamare tale.
Abbiamo aperto questa vertenza perché ce lo chiedono i lavoratori che ci hanno dato mandato di rappresentarli e perché un sindacato che non pretende un tavolo quando ne ha titolo, tradisce proprio quel mandato. Vogliamo risposte. E continueremo a chiederle, con tutti gli strumenti legittimi a disposizione, finché AdR non deciderà di sedersi a discutere sul serio delle condizioni di lavoro dei suoi addetti alla sicurezza.
La prova del contrario si chiama ITA Airways
Se qualcuno pensasse che questo sia semplicemente lo stile ruvido di un sindacato in cerca di scontro, basta guardare a quello che è successo nella notte tra il 2 e il 3 luglio. Dopo una trattativa lunga e complessa, anche FAST Confsal ha sottoscritto l’ipotesi di accordo sul Contratto Integrativo ITA; un’intesa che riguarda personale navigante e personale di terra, con un incremento medio del trattamento economico complessivo stimato attorno al 30%, un rafforzamento della previdenza integrativa e della sanità, un riordino dell’anzianità di servizio e regole più equilibrate sull’organizzazione del lavoro.
Non lo raccontiamo per vantarci ma perché è la dimostrazione concreta di cosa produce un confronto reale tra le parti. Un risultato che tiene insieme il recupero economico, il rafforzamento delle tutele e il riconoscimento della professionalità, senza un solo passo indietro sui diritti acquisiti. È la prova che quando un’azienda accetta di negoziare con chi ha titolo per farlo — senza scegliere a monte la controparte più comoda — il sistema funziona, e funziona per tutti.
Ecco perché mettiamo questi due episodi nello stesso editoriale, uno accanto all’altro. Non per cercare uno scontro dove non serve, ma per far vedere con i fatti — non con gli slogan — cosa distingue un confronto vero da un dialogo di facciata. Con ITA Airways abbiamo trattato, discusso, anche acceso qualche scintilla e ne è uscito un accordo. Con AdR, oggi, non c’è nemmeno il tavolo. Va detto che le due società, pur operando entrambe nel trasporto aereo, vivono condizioni di redditività e di rischio di mercato molto diverse. Ma il punto non è questo: la differenza di cui parliamo non sta nella nostra disponibilità, che è la stessa in entrambi i casi. Sta in chi, dall’altra parte, decide se sedersi o restare in piedi a guardare.






