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Martedì, Luglio 21, 2026

In questi giorni le temperature in tutta Italia hanno sfondato le soglie di allerta e chi lavora a bordo dei mezzi, sulle banchine o nei cantieri senza climatizzazione, lo sta pagando sulla propria pelle. Colpi di calore, disidratazione, cali di attenzione: non sono fastidi passeggeri, sono infortuni evitabili.

I lavoratori dei trasporti restano quasi sempre fuori dalle ordinanze regionali anticaldo, scritte pensando giustamente ai cantieri edili, all'agricoltura e ai lavori all'aperto. Non vengono presi in considerazione i macchinisti, gli operatori degli scali ferroviari, chi pulisce i treni in stazione, la filiera che prepara i convogli passeggeri e merci, il personale della customer care in box-ufficio senza aria condizionata funzionante.

Una nota diffusa da FAST Confsal Toscana tra i lavoratori lo ricorda bene: garantire pause, acqua, orari rimodulati e impianti che funzionino davvero non è una gentilezza che l'azienda concede quando vuole. È un obbligo prescritto dal Codice civile, non una questione di comodità, perché in gioco c'è la salute delle persone.

C'è poi un aspetto meno conosciuto, che riguarda direttamente chi lavora: davanti a un pericolo grave e immediato, il Testo Unico sulla sicurezza permette di allontanarsi dal proprio posto senza chiedere il permesso a nessuno e senza subire sanzioni. Basta che il pericolo sia reale e non evitabile diversamente. È un diritto da conoscere ed esercitare quando serve, non un favore da chiedere: segnalare la situazione, anche solo con un messaggio, e fermarsi.

Nella pratica, però, resta spesso lettera morta, perché la paura della contestazione disciplinare pesa più del rischio stesso. Ed è qui che va detto con chiarezza chi ha ragione: nessuna esigenza di servizio può venire prima della salute di chi lavora. Chi lascia mezzi senza climatizzazione, chi impone ritmi da inverno in piena ondata di calore sta scegliendo il profitto contro le persone. La legge non lo permette. E chi lavora non deve chiedere scusa per averla applicata.