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Martedì, Settembre 8, 2026

Nel trasporto aereo esistono aziende nelle quali il confronto, anche duro, produce accordi e soluzioni. ITA Airways, GESAC e altre realtà dimostrano che le relazioni industriali funzionano quando ciascuno riconosce il ruolo dell’altro. Altrove il dialogo sembra diventare un problema.

Forse è proprio da qui che occorre ripartire.

Nel trasporto aereo sta accadendo qualcosa che merita di essere raccontato senza formule da convegno. Con ITA Airways si discute, s'interpreta un contratto, si fissano regole e si prevede persino di tornare al tavolo quando l’applicazione concreta mostra qualche problema. È ciò che emerge anche dalla nota del 2 settembre, che prevede incontri periodici e la riapertura del negoziato in presenza di criticità. A Napoli, con GESAC, FAST Confsal ha potuto discutere di ferie, organizzazione del lavoro e rotazione delle mansioni, arrivando a impegni reciproci e alla prosecuzione del confronto. Persino una procedura di raffreddamento con Bourelly si è chiusa positivamente dopo che azienda e sindacato si sono seduti, hanno spiegato le rispettive ragioni e trovato un punto di equilibrio. Non significa che siano tutti d’accordo. Significa qualcosa di molto più semplice: il sindacato fa il sindacato e l’impresa fa l’impresa. Poi contano rappresentanza, consenso, capacità negoziale e rapporti di forza. È la normalità delle relazioni industriali. Per questo FAST Confsal denuncia da tempo l’approccio selettivo di ADR e Aviation Services che rende il confronto difficile, conflittuale. E allora anche episodi come quello degli ottanta bagagli rimasti sull’aeromobile acquistano un significato che va oltre il singolo disservizio. Non dimostrano da soli che esista un legame con le relazioni industriali ma possono essere letti come il termometro di un’organizzazione che qualche linea di febbre ce l’ha. Perché quando il dialogo con chi rappresenta i lavoratori s'impoverisce, si perde anche una preziosa occasione per vedere e correggere in tempo ciò che non funziona. Non serve attribuire colpe né distribuire patenti. È però legittimo domandarsi se un sistema di relazioni industriali troppo chiuso aiuti davvero un’azienda ad affrontare le proprie criticità organizzative, oppure finisca per nasconderle dietro il conflitto sindacale. E qui arriva la questione più grande. Da anni si parla di sindacato partecipativo, responsabile, moderno e, talvolta, di sindacati considerati troppo fastidiosi. Forse sarebbe più utile completare ciò che la Costituzione scrisse nel 1948. L’articolo 39 aspetta ancora una piena attuazione legislativa.

Regole certe sulla rappresentanza renderebbero migliore l’intero sistema delle relazioni industriali. Per questo auspichiamo un intervento legislativo che dia finalmente piena attuazione all’articolo 39 della Costituzione, definendo criteri trasparenti di rappresentatività e garantendo a ogni organizzazione il diritto di confrontarsi sulla base del consenso che realmente esprime. Non servono sindacati scelti dalle aziende ma regole uguali per tutti. Il sindacato può essere anche scomodo, e qualche volta deve esserlo. Perché il suo compito non è assecondare, ma segnalare ciò che non funziona, avanzare proposte e stimolare aziende, istituzioni e tutte le parti coinvolte a migliorare il sistema. Il confronto vero può creare tensioni ma spesso evita problemi più grandi. Gli yes man, invece, non hanno mai aiutato un’azienda a crescere, né un sistema complesso come il trasporto aereo a funzionare meglio.